Senofonte Nemici Fuga
Parole di Agesilao (modello di virtù, secondo Senofonte, dovunque egli ne parla) a Coti re de Paflagoni, messegli in bocca da Senofonte, luno de primi maestri di morale a suoi tempi. Sapete che non c´è numero di soldati né forza capace di garantire le vittorie in guerra, ma solo chi con l´aiuto degli dèi si lancia contro i nemici deciso nell´animo, nella maggior parte dei casi riesce a travolgere gli avversari.
Avevano fatto voto ad Artemide di sacrificare tante capre quanti fossero i nemici uccisi, ma non poterono trovarne a sufficienza, per cui decisero di sacrificarne cinquecento all´anno, e il sacrificio si celebra ancora ai nostri giorni.
Senofonte allora sacrificò alle divinità indicate da Apollo e salpò. Ravenna le sue truppe ausiliarie spagnole (dai Francesi) e sopraggiungendo gli Svizzeri mercenari del Papa stesso, che cacciarono i vincitori, contro ogni previsione sua e di altri, si trovò a non restare prigioniero né dei nemici, che erano stati messi in fuga, né delle sue milizie ausiliarie, avendo il Papa riportato la vittoria con le armi mercenarie. I nemici, è chiaro, non ci hanno ancora assaliti solo perché volevano esser sicuri di aver preparato a punto ogni cosa. Ciro scritta da Senofonte, riconosce poi nella vita di Scipione quanta gloria gli arrecò quella imitazione e fino a che punto nella onestà, nella castità, nell’affabilità, nella umanità e nella liberalità si conformasse a quelle cose che di Ciro sono state scritte da Senofonte.Filippo Maria Visconti, assoldarono Francesco Sforza contro i Veneziani, e questi, sconfitti i nemici a Caravaggio, si alleò con essi per sopraffare i Milanesi suoi padroni.
Senofonte dunque, letta la missiva di Prosseno, si consulta in merito al viaggio con Socrate l´ateniese. Il Principe che ha paura più dei suoi sudditi che dei nemici esterni, deve costruire le fortezze; ma chi ha più paura dei nemici esterni che dei suoi sudditi, deve lasciarle perdere. Gaetano Bazzani parla di una nuova "Anàbasi", dal nome della lunga ritirata dei diecimila volontari greci della Persia, come ci viene descritta dallo storico Senofonte. Primo, confermiamo i giuramenti divini, su cui i nemici hanno spergiurato violando la tregua contro la parola data. Socrate, supponendo che l´amicizia con Ciro potesse venir additata dalla città come una colpa (si pensava che Ciro avesse sollecitamente appoggiato gli Spartani nella guerra contro Atene), suggerisce a Senofonte di recarsi a Delfi e di consultare il dio a proposito del viaggio. La notte avanza; allo spuntar del giorno, probabilmente, piomberanno i nemici.Nessuna meraviglia, dunque, se i nemici si dovessero mettere sui nostri passi dopo la partenza - come i cani codardi, che inseguono chi passa e lo mordono, se riescono, ma se sono inseguiti fuggono.
Se i nemici si trovassero su quel colle, e noi ci trovassimo qui col nostro esercito, chi di noi si troverebbe in una posizione di vantaggio? E mentre camminava sottoponeva alla loro attenzione tutte le situazioni in cui un esercito si sarebbe potuto trovare.Senofonte vi si recò e ad Apollo chiese a quale dio dovesse rivolger sacrifici e preghiere per percorrere nel modo più sereno e fausto la via che intendeva intraprendere e, conclusa per il meglio l´impresa, ritornare sano e salvo.
Agatocle e altri principi simili a lui potessero, nonostante infiniti tradimenti e crudeltà, vivere a lungo e sicuri nelle loro patrie e difendersi dai nemici esterni, senza che i concittadini cospirassero mai contro di loro, mentre altri principi, pur usando la crudeltà, non abbiano conservato il potere non solo nei tempi dubbiosi della guerra, ma neanche nei tempi di pace.
Senofonte, ti conoscevo solo per quanto avevo sentito dire, e cioè che eri ateniese. Da queste ragioni derivò che Marco Aurelio, Pertinace e Alessandro Severo, essendo tutti di carattere mite, amanti della giustizia, nemici delle crudeltà, umani e benevoli, ebbero tutti una triste fine, eccetto Marco Aurelio. Non voglio certo intendere che li disonoriate; anzi, non sono passati molti giorni da quando, schierati dinnanzi ai discendenti dei loro nemici, li avete sconfitti - e dire che erano ben più numerosi - grazie all´aiuto degli dèi. Non ha forse inviato emissari, chiesto tregua e offerto rifornimenti, finché non ha raggiunto un accordo? Quando invece gli strateghi e i locaghi, come tu ora consigli, senz´armi e fidando nella tregua, hanno intavolato discorsi coi nemici, non sono stati colpiti, tormentati, coperti di infamia? Son tutte cose che sai, eppure se uno di noi chiama alla difesa, lo tacci di parlare a vanvera. Adesso i nemici hanno violato i patti, per cui, ritengo, svaniscono tanto le loro insolenze quanto i nostri sospetti. Principe nuovo che rispetto a un Principe ereditario ha più bisogno di acquistar prestigio, fa nascere contro di lui dei nemici e li induce ad attaccarlo affinchè abbia la possibilità di superarle e salire più in alto su per quella scala che i nemici gli hanno dato.